Nelle ultime settimane si sono svolte numerose iniziative legate al Giorno della Memoria (27 gennaio) ed al Giorno del Ricordo (10 febbraio). Desidero ricordarne alcune svolte in Assemblea legislativa che mi hanno coinvolto direttamente. Come noto fu il legislatore, rispettivamente con una legge del 2000 e una del 2004, ad istituire queste ricorrenze per promuovere momenti di riflessione nella società, nelle scuole e nelle istituzioni, al fine di ricordare, con la prima legge, la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei e gli italiani che hanno subìto la deportazione, mentre, con la seconda legge, per conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Entrambe le leggi vennero approvate non a caso all’inizio di questo secolo, in una società sempre più schiacciata sul presente e che, anche per la scomparsa dei testimoni diretti, rischiava di perdere la memoria di eventi così tragici nati dentro a quel ‘Secolo Breve’ ma intenso che è stato il Novecento. Per conservare la memoria di quelle vicende, così diverse e così analogamente tragiche, e di altre che hanno segnato il Novecento, occorre coinvolgere in primo luogo i giovani e gli studenti. La Regione Emilia-Romagna si è dotata di una legge sulla memoria del Novecento proprio per sostenere concretamente istituti storici, associazioni e fondazioni che si occupano di questi temi. Quest’anno l’Assemblea legislativa ha ospitato nell’appuntamento dedicato al ricordo delle vittime della Shoah circa 250 studenti bolognesi che hanno partecipato ad un convegno dedicato ai temi della memoria, organizzato insieme alla Fondazione Campo Fossoli. A far da colonna sonora alla lezione sono stati gli studenti dell’Istituto Musicale Masini e del Liceo Musicale di Forlì che hanno eseguito alcuni brani successivamente è stata inaugurata la mostra “Immagini dal silenzio. La prima mostra nazionale dei lager nazisti attraverso l’Italia 1955-1960”, ovvero la rivisitazione della prima mostra dedicata al tema della persecuzione e dello sterminio degli ebrei e dei dissidenti durante la Seconda Guerra Mondiale realizzata nel 1955 dal Comune di Carpi. È stata l’occasione per rivedere le immagini originali di una mostra che ha segnato essa stessa la storia della memoria e della deportazione nei lager e che sollevò il velo del silenzio che era caduto su quella tragedia. Da allora si cominciò finalmente a raccontare e far vedere, anche con immagini crude, cosa erano stati la deportazione e i campi di concentramento e di sterminio, e gli ex deportati cominciarono a raccontare ai giovani la loro tragica esperienza. Oggi quella generazione di testimoni sopravvissuti ormai sta scomparendo per ragioni anagrafiche. Ecco perché è necessario creare nuovi testimoni indiretti, lavorando con i giovani, come abbiamo fatto nella giornata dedicata alla memoria in Regione. Sulla complicata vicenda del “confine orientale” e soprattutto sulla sorte degli esuli fiumani, istriani e dalmati che sono arrivati come profughi anche nella nostra regione all’indomani del trattato di pace firmato il 10 febbraio 1947, negli anni più recenti sono state avviate finalmente riflessioni e azioni di memoria attiva. La storia ci consegna un percorso travagliato avviato con l’occupazione di quelle terre da parte dell’Italia fascista. La condanna per quel periodo è ferma e senza appello, così come lo deve essere per gli atti di violenza e gli assassinii compiuti in seguito dai partigiani titini nei confronti delle popolazioni di origine italiana: persone, famiglie intere sterminate nella tragedia delle Foibe. Una vicenda che si è conclusa con l’esodo di italiani che hanno dovuto lasciare la loro terra. Tali vicende sono state ricordate anche in Assemblea Regionale in occasione del Giorno del Ricordo, con i ragazzi delle scuole di Parma, Modena, Vignola, Carpi e Finale Emilia che hanno visitato i luoghi del confine orientale nell’ambito di un progetto promosso dall’Assemblea Regionale e che hanno raccontato la loro esperienza. Anche in questo caso, il racconto del dramma che tanti nostri connazionali hanno vissuto e che hanno anche subito in seguito ad un assordante silenzio calato su questa buia pagina, è stato possibile grazie alla voce di giovani nati sul finire del Novecento o nel nuovo secolo. La memoria viene così trasmessa tra le generazioni, proprio ora che la generazione che ha vissuto sulla propria pelle le tragedie del Novecento sta scomparendo. La memoria di quegli eventi non è infatti qualcosa che appartiene al passato, ma che ci interroga ancora oggi nel presente, quando ci si presentano di fronte immagini di guerre, privazioni e sofferenze che sembrano rievocare quei tragici eventi. E sono proprio i giovani, nuovi testimoni, a darci la speranza che in futuro ciò non si ripeta.