La mia idea di Regione

Nella mia esperienza politica, sia come Sindaco di Carpi per dieci anni che come Presidente regionale di Legautonomie, insieme a tanti colleghi ho lavorato sia su questioni locali che di area vasta, prendendo parte a diversi tavoli regionali in merito alle leggi di riordino degli Enti Locali, ai provvedimenti relativi al lavoro e l’impresa, alla competitività del territorio regionale, al sistema dei servizi pubblici locali. Esperienze molto importanti che mi hanno permesso di ampliare le mie conoscenze oltre alla maggiore consapevolezza del ruolo vitale della Regione nelle scelte che riguardano anche le singole comunità. E questo si è ulteriormente evidenziato quando da amministratori locali abbiamo dovuto affrontare le calamità naturali che hanno colpito i nostri territori, senza una Regione efficiente e seria oggi avremmo di fronte situazioni ben diverse.

Non tutto è stato fatto e rimangono ancora molti nodi da sciogliere sul versante della ricostruzione dal sisma del 2012, problematiche che dovremo presidiare per condurle a soluzione concreta. Così come i temi che riguardano i fiumi e il nostro Appennino, il dissesto idrogeologico, tutte questioni che chiamano in causa la cura e la manutenzione del territorio per prevenire e tutelare il territorio regionale. E questo tema va ad intrecciarsi con la trasformazione delle Province: al di là dell’esito negativo del referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre 2016, il processo di riordino territoriale avviato dalla Legge 56 del 2014,  cosiddetta legge Delrio, e dalla Legge regionale 13 del 2015 della Regione Emilia-Romagna, dovrà comunque trovare una sua conclusione che delineerà un nuovo ruolo delle Province e nuovo ruolo dei Comuni e delle Unioni dei Comuni.

Tra le questioni che ho sempre seguito come Sindaco e che intendo continuare a seguire come Consigliere regionale c’è il tema della memoria, perché penso che non possiamo capire il nostro presente e affrontare il nostro futuro se non abbiamo piena consapevolezza del nostro passato. La legge sulla memoria del Novecento promossa dalla Regione Emilia-Romagna va in questa direzione e il mio impegno è volto a valorizzare tutti i soggetti e gli attori del territorio che lavorano sui temi della memoria. La nostra Regione è già oggi tra le più avanzate d’Europa, e ciò che in passato ha garantito un benessere diffuso è dovuto a diversi aspetti, saldo commerciale positivo, saldo fiscale positivo, basso livello di disoccupazione, buona redistribuzione del reddito con bassa incidenza della povertà. Per riprendere il cammino che ci guidi fuori dalla crisi abbiamo bisogno di fare tesoro delle esperienze passate ma con un’azione tesa all’innovazione, uno sguardo al futuro per elaborare strumenti di collegamento reale ed efficace tra ricerca, Università ed imprese, e di coniugare gli stessi in un’ottica più equa rendendo responsabilità sociale ed ambientale parti essenziali del processo produttivo ed al contempo motori nuovi di proiezione produttiva.

L’accesso al circuito virtuoso dei saperi e della conoscenza deve essere favorito e coltivato.

Il lavoro deve essere il motore propulsivo della ripresa del territorio. I servizi come strumento di attrazione per un sistema produttivo sempre più dinamico.

Attrarre investimenti, consolidare la presenza di grandi gruppi nazionali ed allo stesso tempo favorire con azioni concrete il tessuto delle piccole e medie aziende rappresentano la nostra sfida. Occorre impegnarsi a fondo per una promozione di strumenti legislativi locali e nazionali che impegnino le aziende a considerare come prioritario l’interesse dei lavoratori anche nei periodi di crisi, consentendo alle amministrazioni una contrattazione ed un ruolo, al fine di tutelare e promuovere il preponderante interesse della collettività.

Dobbiamo avere la capacità di garantire condizioni più favorevoli per le imprese che investono, con forme di tutela nella mediazione dei conflitti sociali. Il nostro territorio per natura e vocazione deve guardare all’Europa ed essere un perno del suo cambiamento. Per fare questo l’Emilia-Romagna deve utilizzare al meglio i fondi europei per il 2014-2020 coinvolgendo la società civile nella elaborazione di programmi per l’utilizzo di tali risorse. Occorre inoltre una politica energetica e ambientale moderna che si sviluppi lungo direttrici ben definite: il risparmio energetico e la valorizzazione dell’economia circolare. Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti occorre raggiungere quindi l’obiettivo “rifiuto zero” favorendo tutti gli impianti di trasformazione e spegnendo progressivamente le linee di incenerimento obsolete.

Quest’idea di Regione ha trovato una prima fondamentale concretizzazione nell’atto più importante promosso ad inizio legislatura dal Presidente Bonaccini e al quale vanno ricondotte tutte le principali leggi, misure e azioni dell’ente: il Patto per il lavoro, siglato il 20 luglio 2015, tra la Regione Emilia-Romagna il e le istituzioni locali, le università, le parti sociali, datoriali e sindacali, e il forum del terzo settore. Con questo patto i contraenti si impegnano a collaborare per realizzare strategie, azioni e strumenti capaci di generare sviluppo e una nuova coesione sociale. Un impegno politico concreto che punta a fare della nostra Regione, ancora, una delle aree più avanzate d’Europa.