Bologna, 26 luglio 2018. Il Consigliere regionale Enrico Campedelli è intervenuto in Assemblea Legilativa per presentare una Risoluzione che ha lo scopo di impegnare la Giunta a completare la redazione dei documenti definitivi del PRIT, avviando l’iter per l’approvazione assembleare subito dopo l’estate 2018, nonché a sollecitare il Governo a non venir meno agli impegni assunti in relazione alle opere strategiche da realizzare in Emilia-Romagna. Questo l’intervento: 

 

(Discussione)

CAMPEDELLI: Grazie, presidente. Anche la nostra risoluzione è completa, mi preme sottolineare alcune questioni, cioè le preoccupazioni che prima venivano elencate sul tema della qualità dell’aria e della salubrità ambientale sono preoccupazioni di tutti. Le sfide e i cambiamenti climatici interessano non solo noi, ma tutti i paesi del mondo. Il recente regolamento, approvato dal Parlamento europeo, lo scorso 17 aprile, assegna all’Italia l’obiettivo della riduzione del 33 per cento di emissioni e credo che la lotta all’inquinamento atmosferico, per il miglioramento della qualità dell’aria parta, sì, da una strategia europea, ma debba avere un coerente piano nazionale. Un piano nazionale che era stato quasi definito e credo che il governo attuale debba farsi carico di continuare su questa linea e la Regione Emilia-Romagna dovrà continuare a guardare in quella direzione per proseguire nella definizione di un quadro d’azioni che sia coerente. Dico “proseguire” perché la Regione Emilia Romagna non è stata immobile, non è stata a guardare. Si sono attivati una serie di piani di settore, il piano aria integrato regionale, il piano energetico, cui aggiungo anche la nuova legge urbanistica regionale che è entrata in vigore il primo gennaio 2018, che si basa sul modello di crescita sostenibile e riduce le previsioni di espansione in nome della rigenerazione urbana e del consumo di suolo a saldo zero, su cui si stanno per inserire il piano regionale integrato dei trasporti e la strategia unitaria di mitigazione, adattamento per i cambiamenti climatici, che andremo a discutere prossimamente. Questi piani si inseriscono nella cornice individuata dal piano territoriale regionale in cui si fa riferimento alla Regione sistema, quindi si assegna un ruolo centrale allo sviluppo sostenibile, insieme al tema del riordino istituzionale, della innovazione, della competitività regionale e dell’integrazione dei sistemi. Quindi oltre ai propri obiettivi, il PRIT 2025 intende assumere quelli definiti dal PAIR e dal PEER, che non cito perché sono già contenuti nella risoluzione da noi presentata, piani che nella loro stesura hanno già tenuto conto delle opere infrastrutturali previste dal PRIT 98 che, ricordo, è ancora vigente, non è ancora scaduto e non ha una durata predeterminata. Si pone come orizzonte temporale il 2010, questo è vero e, pur considerando i mutamenti, che sono accaduti nella società e nel settore dei trasporti, la Regione ha ritenuto opportuno definire una nuova strategia per il sistema dei trasporti regionali, ma ha continuato anche a spingere sulle opere infrastrutturali presenti nel PRIT 98, e questo non per l’assenza di una revisione di pianificazione recente ma perché si continua a ritenere che quelle opere possano essere utili alla comunità regionale, tant’è che nella stesura dei piani, per esempio nel PAIR 2020, si è già tenuto conto di questi impatti. Opere infrastrutturali previste e condivise all’interno del patto per il lavoro, siglato nel 2015 insieme al mondo economico, sociale, del lavoro istituzionale e regionale perché ritenute strategiche per lo sviluppo della Regione Emilia Romagna in un’ottica anche di crescita sostenibile dei nostri territori e, vista la discussione in atto, se qualcuno pensa di fermare queste opere, si andrà ad assumere una grande responsabilità. Adesso vedremo il 13 settembre che cosa deciderà la conferenza dei servizi.

La nostra Regione (lo dico anche se è scontato) rappresenta lo snodo cruciale del traffico di attraversamento dal sud al nord del paese e viceversa e tutti conosciamo i dati relativi all’andamento economico regionale, che ad oggi sono molto significativi: industria, produzione agricola, turismo, cultura, sanità; io credo che compito nostro sia quello di costruire opportunità, opportunità che tengano conto principalmente della riduzione di emissioni, ma che utilizzino anche nuove tecnologie, nuovi modelli di progettazione della viabilità, che contribuiscono a far rispettare quei limiti e comunque a migliorare le situazioni più problematiche.

Siccome sono state citate nel dibattito alcune infrastrutture, per quelle che conosco meglio, io credo che non fare il passante di Bologna (si tratta di un allargamento dell’area di sedime già esistente), oggi già congestionato, pensando ad una soluzione alternativa (sia la linea ferroviaria o l’ulteriore potenziamento di una linea ferroviaria già esistente, oppure, come ho sentito dire, unificando le corsie di tangenziale e autostrada), mi lascia un po’ perplesso. E mi pone una domanda: inquina meno rendere maggiormente scorrevole il traffico di attraversamento o il perdurare di colonne di auto ferme a motore acceso? E la stessa realizzazione della Cispadana potrà ridurre il traffico dello snodo bolognese con il collegamento della Bologna – Padova e quindi al nordest e anche al porto Ravenna. Sulla Cispadana e sull’importanza di dotare un distretto come quello del biomedicale di Mirandola, tra i più importanti del mondo, tanto è stato detto, ma vorrei ribadire che ritengo che le imprese del biomedicale e il distretto del biomedicale abbiano bisogno di queste infrastrutture, noi non possiamo pensare che gli unici collegamenti viari siano quelli di oggi: strade di campagna per raggiungere i caselli della Brennero, Reggiolo Rolo o a Pegognaga. Ribadiamo la necessità della Cispadana anche perché ci chiediamo quanto potranno reggere nel mercato globale imprese di livello mondiale in questo contesto, e parliamo di un territorio che, prima del terremoto, rappresentava il 2 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale e che oggi cresce di un ulteriore 0.6. Parliamo di migliaia di lavoratori e di imprese che hanno scommesso su quel distretto, grazie anche al sostegno pubblico in termini di opportunità (ad esempio col Tecnopolo di Mirandola).

Infine, un ultimo appunto sulla bretella Campogalliano – Sassuolo: chi ha visto il progetto presentato lo scorso anno al Palazzo Ducale di Sassuolo, non dimentica la qualità della progettazione anche in chiave ambientale, progetto che, unito allo snodo ferroviario di Marzaglia, potrà davvero fare la differenza per il distretto ceramico.

Mi voglio fermare sugli impegni concreti e infrastrutturali più importanti, impegni che non nascono dal nulla, ma da precise richieste dei territori. Le scorse settimane abbiamo visto i comuni interessati esprimersi in modo univoco (quelli dell’area nord modenese così come i comuni della bassa mantovana). Inoltre, c’è stata questa presa di posizione dei sottoscrittori del patto per il lavoro che segnalavano ulteriormente l’importanza di tali scelte per poter fare e sviluppare impresa in quei territori. Credo che queste infrastrutture restino strategiche per lo sviluppo della Regione e le scelte che saranno contenute nel PRIT 2025 si dovranno basare su un’ampia analisi contenuta nei documenti preliminari che stanno per essere elaborati.

Vorrei dire che la conferenza di pianificazione, che si è chiusa a marzo 2017, ci mette nelle condizioni per poter arrivare dopo l’estate all’approvazione assembleare del PRIT. Il documento preliminare (mi avvio a concludere) ha  individuato una serie di obiettivi operativi, quali assicurare lo sviluppo sostenibile del trasporto, riducendo il consumo energetico, le emissioni inquinanti, gli impatti sul territorio; garantire elevati livelli di accessibilità per le persone e per le merci sulle relazioni interregionali e intraregionali; incrementare la vivibilità dei territori e delle città, decongestionando gli spazi dal traffico privato e recuperando aree per il verde e la mobilità non motorizzata; contribuire a governare e a ordinare le trasformazioni territoriali in funzione del livello di accessibilità che alle stesse deve essere garantito; garantire l’attrattività del territorio per gli investimenti esterni e migliorare, di conseguenza, il contesto competitivo nel quale operano le imprese; assicurare pari opportunità di accesso alla mobilità per tutti, garantendo in particolare i diritti alla mobilità delle fasce più deboli, assicurare elevata affidabilità e sicurezza al sistema; garantire un uso efficiente ed efficace delle risorse pubbliche destinate ai servizi di mobilità pubblica e gli investimenti infrastrutturali; promuovere possibili meccanismi partecipativi per le decisioni più rilevanti da assumere in tema di mobilità, trasporti e infrastrutture.

Il PRIT, quindi, definisce obiettivi di miglioramento sulle singole modalità più sostenibili, relativi anche alla modalità ciclopedonali e di trasporto pubblico e di efficienza e riduzione degli spostamenti per la mobilità motorizzata privata. Già ci siamo mossi e ci stiamo muovendo su questo. Prima la collega Prodi elencava alcuni dei provvedimenti importanti che abbiamo sostenuto: dal trasporto su ferro alla tessera “Mi muovo” e altre iniziative.

Per queste ragioni penso che sia importante proseguire nelle politiche e nelle strategie che delineano un modello sostenibile di crescita e di sviluppo che tiene insieme la competitività necessaria, l’attrattività dei territori e la salvaguardia ambientale. È importante arrivare ad avviare l’iter di approvazione, subito dopo l’estate del 2018, per rimarcare ancora queste priorità e, soprattutto, sollecitare il governo a non venire meno agli impegni assunti precedentemente in relazione alle opere strategiche, di cui prima parlavo, che devono essere realizzate in Emilia-Romagna e sono necessarie per proseguire quel percorso definito nel patto per il lavoro in quanto opere fondamentali per la tenuta economica, ambientale e territoriale della Regione. Grazie.